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Progetti e Attività exstrascolastiche > Progetti e Attività a.s. 2011/2012
La Categoria della Temporalità in Dante e nel pensiero occidentale
Relazione tenuta dal prof. Prisco di Caprio, dirigente scolastico del Liceo Scientifico " E. Amaldi " di S. Maria Capua Vetere, il giorno 9 dicembre 2011 presso l'Auditorium Francescano nell'ambito della Lectura Dantis - Percorsi Tematici ad usum discipulorum -
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La nozione di tempo
a) Una possibile definizione del tempo: il tempo come misura del divenire
Quando, in occasione di particolari eventi, riflettiamo un po' alla buona sul tempo ci capita magari anche di fare delle affermazioni alquanto banali -che il tempo scorre veloce, che la vita è breve e simili.- ma comunque constatiamo che il tempo attiene alla nostra vita quotidiana e che è parte integrante della nostra esperienza comune.
La riflessione sulla fugacità del tempo può però assurgere ad alte creazioni letterarie: si pensi a Catullo (carme 5) e ai mille e ancora cento e ancora mille baci che vuole dalla sua Lesbia, oppure al famosissimo carpe diem di Orazio (carmina III, 30) con l'invito a cogliere l'attimo fuggente, disinteressandosi del passato e del futuro. Seneca, poi, che non è per niente banale, nel suo De Brevitate Vitae, all'inizio del libro 2°, a dispetto dello stesso titolo dell'opera, non si lamenta del fatto che la vita sia breve, quanto piuttosto della deprecabile circostanza che l'uomo spesso spreca la propria vita, perché, vivendola male, in qualche modo finisce per accorciarla.
In sostanza per Seneca non bisogna essere schiavi delle futilità giornaliere, altrimenti si finisce col morire un poco ogni giorno. Il vero saggio non ha bisogno né del passato, né del futuro: egli deve concentrare la sua attenzione solo sul presente perché il suo unico scopo è quello di attuare e assurgere alla perfezione della vita morale. Proiettarsi nel futuro, per Seneca, è inutile e insieme pernicioso, perché esso non dipende dalla nostra volontà ed è causa di continue delusioni che arrecano dispiaceri e angoscia. E' necessario invece riappropriarsi del proprio tempo e vivere una vita decorosa e densa di significato.
La fugacità del tempo di cui stiamo ragionando è un tema abbastanza ricorrente negli autori classici, sia latini che greci, e la si ritrova anche nella maggior parte delle letterature del mondo moderno e contemporaneo.
Ma il tempo, naturalmente, è anche una categoria della Storia, della Filosofia, delle Scienze, della Letteratura e delle Arti. Insomma non c'è attività umana che non sia inserita nel tempo o che possa prescindere da esso. Partendo da questa semplice constatazione, nel corso della storia del pensiero è avvenuto più volte che si tentasse di trascendere le semplici considerazioni dell'uomo comune per pervenire ad una riflessione filosofica sul tempo.
E allora ci si chiede in che cosa consista il tempo e se sia possibile darne una precisa definizione.
A questa domanda, apparentemente semplice, non si è finora riusciti a dare una soddisfacente risposta, nonostante le molteplici teorie sul tempo che sono state elaborate nel corso della storia umana. Sembrerebbe aver ragione S. Agostino che, nelle CONFESSIONI, affermava di sapere che cosa fosse il tempo, se nessuno glielo chiedeva, ma che non sarebbe stato in grado di definirlo o di spiegarlo se qualcuno glielo avesse chiesto (Confessioni, libro XI, 14,17).
Già Aristotele, dal canto suo, affrontando il problema del tempo nel IV libro della Fisica (Fisica, IV, 10, 218 a), aveva evidenziato una evidente aporia insita nel concetto di tempo: la contraddizione consiste nel fatto che se il tempo, come noi abitualmente lo intendiamo, viene scandito in presente, passato e futuro, evidentemente passato e futuro finiscono con il coincidere, a rigor di ragione, con il nulla, in quanto il passato non esiste più e il futuro non esiste ancora. La nullificazione del tempo o la possibile idea che esso in realtà non esista viene naturalmente respinta, in quanto il tempo, per Aristotele, è correlato al movimento, di cui costituisce la misurazione. Il tempo per lui è potenzialmente infinito.
Ma è opportuno partire dalla percezione che noi abbiamo del tempo e chiederci in qual modo noi ci rendiamo conto di essere nel tempo.
Nella vita quotidiana noi percepiamo lo scorrimento e il continuo fluire del tempo in maniera automatica, quasi senza accorgercene. Ma quando per qualche ragione siamo indotti ad una più approfondita riflessione sulla nozione di tempo, subito ci rendiamo conto che esso viene da noi percepito a diversi livelli, che possiamo esplicitare come segue:
* Livello Logico-matematico-fisico: è il tempo usato nella pratica scientifica. Tempo misurabile e uguale per tutti. E' appunto il tempo dell'orologio la cui durata è percepita da tutti alla stessa maniera.
* Livello Psicologico : è il tempo vissuto nella coscienza in funzione delle nostre aspettative, delle nostre esigenze e delle variabili circostanze di cui è costellato il ritmo della nostra vita. Questa visione psicologica del tempo è una caratteristica tipicamente umana, sconosciuta al mondo animale. Solo il genere umano è capace di percepire il tempo in maniera continuamente diversa, vivendolo come breve o lungo, leggero o pesante, intenso o noioso, a seconda di come ci si pone nei confronti della vita e del mondo in cui viviamo.
* Livello metafisico: è il tempo che, al pari dello spazio, è usato come categoria per interpretare le cause ultime dell'origine del mondo e dell'universo e per dare un senso alla nostra esistenza
La concezione intimistica del tempo in S. Agostino e Bergson
Il tempo, a qualunque livello lo si percepisca, presenta comunque quella aporia che già Aristotele aveva rilevato.
S. Agostino, come è noto, cercò di risolvere l'aporeticità del tempo, riconducendolo alla piena presenzialità: il passato viene recuperato dalla memoria e ridiventa esperienza presente, il futuro viene anticipato al presente come attesa della nostra anima di ciò che deve avvenire ( Confessioni, libro XI, cap. 20).
Come dice il Roggiu in un suo pregevole saggio, parafrasando appunto Agostino, l'uno -il passato- costituisce il distendersi e l'accumularsi nella nostra memoria dell'esperienza del nostro trascorrere, cioè del nostro vivere, l'altro -il futuro- si pone come l'apertura dell'orizzonte del nostro agire, ossia del nostro rapportarci al mondo secondo i nostri bisogni, le nostre paure e le nostre speranze.
Il tempo dunque, per Agostino, è stato creato da Dio con il mondo. Mondo e tempo sono stati creati insieme e perciò sono indissolubilmente legati l'uno all'altro, di guisa che non si può pensare all'uno senza necessariamente correlarlo all'altro. Ne consegue che non ci può essere il tempo senza la creazione del mondo e che parlare del tempo prima della creazione è privo di significato, in quanto senza la creazione non esiste né un prima né un poi (Confessioni, libro XI, cap. 30).
Agostino intuisce che il tempo è soggettivo: Il tempo infatti è vissuto nella coscienza, anzi è un'attività della coscienza. Esso risiede nella mente umana, la quale ricorda il passato ed è in uno stato di attesa verso il futuro. Il tempo, dice Agostino, è una "distensione dell'anima" verso il passato e il futuro. Esistono tre tipi di tempo, tutti al presente: il presente del passato come memoria, il presente del presente come visione diretta e il presente del futuro come attesa e aspettazione.
In Agostino il problema del tempo è legato a quello del male, la cui soluzione (il male come carenza di bene) è interessante, ma non convincente. Dio è sommo Bene e non può essere considerato artefice del male, il quale dipende invece solo dall'uomo, cui sono stati concessi il libero arbitrio e la possibilità di scelta tra il bene e il male. Ne consegue che il male attiene alla sola responsabilità umana. Di passaggio vale la pena di notare che in Agostino il libero arbitrio mal si concilia con il concetto di predestinazione, ripreso da San Paolo, e largamente presente nella sua filosofia della storia così come teorizzata nel De Civitate Dei. Si avverte comunque una residuale presenza del Manicheismo, a cui da giovane Agostino aveva aderito. Tale dottrina proponeva un dualismo metafisico di compresenza nell'universo di due Principi Assoluti e in perenne lotta tra loro: il Bene e il Male. Agostino, rendendosi conto che l'ipotesi manichea contrastava con il Cristianesimo, avrebbe voluto espungerla dalla sua anima, ma non ci è mai riuscito del tutto.
Nella prima metà del '900 il filosofo francese Bergson riprende la visione agostiniana del tempo e l'adatta al suo pensiero. Egli tratta la problematica del tempo in quasi tutte le sue opere, in particolare nel "Saggio sui dati immediati della coscienza" e nel suo capolavoro, "L'Evoluzione Creatrice".
Bergson dunque riprende la concezione intimistica del tempo proponendo il concetto di durata reale contrapposto al tempo fisico-meccanico. Quest'ultimo è tempo spazializzato, nel senso che la sua oggettiva misurazione è propriamente la misurazione di una parte di spazio. Le lancette dell'orologio misurano lo spazio, i cui punti (che si distendono appunto nello spazio) noi facciamo artificialmente coincidere con gli istanti che costituiscono il tempo. Lo slancio vitale presente nell'universo per Bergson si esplica appunto nel tempo con i prodotti sempre nuovi dell'Evoluzione creatrice. Il tempo, per Bergson, è una successione senza distinzione, nel senso che gli istanti che lo compongono non sono scindibili tra loro o separabili, ma costituiscono un tutt'unico, sono compenetrati tra loro e vengono vissuti nella coscienza come un flusso continuo indistinguibile nelle sue parti.
Come si vede, finora abbiamo parlato del tempo senza definirlo, cioè senza azzardarci a dire che cosa esso sia. Nondimeno, pur essendo consapevoli delle difficoltà teoretiche insite nel concetto di tempo, per inquadrare e in qualche modo delimitare l'argomento della nostra discussione, dobbiamo pur formulare una definizione, almeno provvisoria, del concetto di tempo. Ovviamente una qualsiasi definizione proposta rimane una definizione aperta, nel senso che è suscettibile di progressive rettifiche e integrazioni con successive qualificazioni che possono emergere nel prosieguo del nostro discorso.
Poiché il tempo è associato al movimento e alla trasformazione delle cose, potremmo inizialmente definirlo, alla maniera aristotelica, come la misura del divenire, sia a livello individuale che cosmico. In questo senso il tempo non può che essere concepito come irreversibile. Di conseguenza il tempo non è infinito, ma ha un principio e una fine come tutte le cose del mondo. Esso, il tempo, dice Aristotele, è solo potenzialmente infinito, senza che tale potenzialità si traduca mai in atto. Dal punto di vista cristiano, per citare ancora S. Agostino, il tempo, essendo nato col mondo, non può che finire col mondo, quando ci sarà il Giudizio Universale.
In quest'ottica, è evidente, la suesposta definizione non può essere ritenuta soddisfacente. Esistono, è vero, nel pensiero occidentale altre concezioni del tempo che ne prevedono la periodica reversibilità, ma anche queste ultime non sono tali da venire incontro alla sete di trascendenza insita nell'animo umano.
b) Come sorge la nozione di Eternità: il bisogno umano di superare i limiti del tempo
La concezione del tempo appena proposta, come mutamento e movimento, è limitata e inadeguata rispetto alle esigenze di trascendenza dell'essere umano. Ecco perché viene teorizzato il concetto di Eternità, come infinito presente. L'Eternità non è nel tempo, è al di fuori del tempo e, a ben vedere, è anche la negazione del tempo. Nell'eternità c'è la perfezione, la stasi, la negazione assoluta del movimento e del divenire. L'eternità appartiene solo a Dio. Difficile da assimilare questo concetto, perché l'uomo vive nel tempo e la supposizione di un'assoluta immobilità e perfezione significa alla fin fine che nell'eternità non ci sia la vita, che le entità ipostatiche: le idee platoniche, il Dio cristiano, le ontologie razionali etc. siano solo dei concetti privi di vera sostanza e significato.
Tuttavia l'uomo ha la percezione concettuale dell'eternità, pur non avendo con essa un rapporto funzionale. L'eternità è per noi, nell'ambito della nostra breve vita, qualcosa di estraneo e inattingibile e rimane appunto solo una mera ipotesi concettuale. Noi misuriamo il tempo scandendolo in unità progressivamente più grandi: secondi, minuti, ore, giorni, anni, secoli etc. Percorriamo a ritroso la linea del tempo e così cerchiamo di scandire e fissare gli eventi della nostra storia individuale e collettiva , nonché della più generale storia dell'universo. Ma è evidente che ad un certo punto il percorso a ritroso o anche in avanti, per le esigenze pratiche, diventa del tutto privo di significato. Oltre un certo limite, infatti, il tempo non è più uno strumento di sistematizzazione storica, ma assume una dimensione metastorica e metafisica. In questo senso non si parla più di tempo, ma appunto di eternità.
c) Il tempo come strumento gnoseologico:la posizione di Kant
Un'altra possibile definizione del tempo potrebbe essere quella Kantiana : Il tempo, come anche lo spazio, è una categoria del pensiero umano, cioè uno strumento del nostro intelletto per conoscere l'aspetto fenomenico del mondo. Tempo e Spazio sono indispensabili alla mente umana ai fini della conoscenza. Il tempo e lo spazio, forme a priori della sensibilità, sono strumenti di conoscenza al pari delle categorie dell' Intelletto: tempo e spazio pertanto sono insieme soggettivi e oggettivi, in quanto pur appartenendo ai singoli soggetti che li utilizzano, essi sono comunque universali e necessari e vengono utilizzati da tutti i soggetti alla stessa maniera (Critica della Ragion Pura, Estetica trascendentale).
Come è facile constatare, la concezione kantiana non definisce veramente il tempo, ma sottolinea piuttosto l'uso che noi facciamo della nozione di tempo. Tempo e spazio sono considerati funzionali e strumentali rispetto alla conoscenza, ossia entrambi sono da ritenersi dei meri strumenti di conoscenza, una conoscenza, beninteso, esclusivamente fenomenica. Da questo punto di vista il tempo non è altro che un contenitore di eventi, così come lo spazio è un contenitore di oggetti. Nella nostra esperienza quotidiana tempo e spazio ci appaiono dunque come contenitori, non importa se finiti o infiniti, in cui vengono a collocarsi le cose del mondo e gli eventi umani. Così lo spazio può essere concepito come un insieme di punti o di specifici luoghi in cui sono collocati gli oggetti, mentre il tempo può essere concepito come un insieme di istanti che segnano lo scorrere della storia individuale di ciascun uomo e quella collettiva del genere umano o anche dell'Universo.
d) Altre possibili concezioni del tempo: Tempo ciclico, lineare, a spirale.
- La concezione del tempo ciclico o circolare :
E' l'idea del ciclo inteso come perenne ritorno. Nel cerchio nessun punto è privilegiato. Qualsiasi punto del cerchio è principio e fine. Nella circolarità si realizza la coincidentia oppositorum, come direbbe il Cusano. La concezione circolare del tempo è presente già in Platone, che la espone nel "Timeo". Il tempo viene definito come imitazione dell'eternità ed è identificato come movimento circolare.
La teoria del tempo circolare la si ritrova ovviamente anche in numerosi autori dell'età moderna e contemporanea. In senso naturalistico, il circolo, sempre ripetitivo, consiste in una continua alternanza tra le stagioni, tra vita e morte, progresso e decadenza, fortuna e disgrazia etc. Il tempo, quindi, sempre si ripete, o meglio, gli eventi che lo riempiono si ripetono incessantemente sempre uguali. Sotto quest'aspetto il tempo può essere concepito come una ruota in cui tutti gli esseri eternamente vivono, muoiono e rinascono. Si tratta dell'Eterno Ritorno, già concettualmente elaborato dalla filosofia antica e ripreso dal filosofo tedesco Nietzsche nella seconda metà dell'800. Il tempo ciclico può essere quindi concepito come una continua alternanza di periodi in cui si realizza un miglioramento e periodi in cui si verifica un peggioramento.
Come vedremo più avanti, esiste un'altra ipotesi concettuale del tempo: il tempo visto in senso lineare. E' proprio la concezione del tempo lineare che trova un deciso avversario in Nietzsche, il cui pensiero si scontra aspramente con quello tradizionale dell'Occidente. Infatti, nella società cristiana occidentale il tempo è lineare, e così d'altra parte lo vedono tendenzialmente le scienze. Nietzsche scardina questa visione, rielabora la teoria presocratica dell'Eterno Ritorno, e la rende funzionale alla sua teoria del SuperUomo o, più precisamente, dell'OltreUomo. Questa teoria si è prestata anche a interpretazioni distorte del pensiero nietzschiano, sminuendo e talora smarrendo la profondità, rivoluzionaria sotto molti aspetti, del suo pensiero, e facendo passare il filosofo come uno dei precursori teorici del nazismo. In gran parte l'interpretazione non corretta del pensiero nietzchiano è dovuta alla sorella del filosofo, che, dopo la sua morte, mise insieme alla rinfusa una serie di saggi inediti pubblicandoli con l'enfatico titolo di "Volontà di Potenza".
LA CONCEZIONE CICLICA DEL TEMPO È ALLA BASE DELL'OPERA DI DANTE E IN PARTICOLAR MODO DELLA DIVINA COMMEDIA.
Dante, per quanto mi consta, non ha trattato specificamente il problema del tempo, ma la sua concezione del tempo la si evince dal complesso delle sue opere.
In Dante non si rinviene una visione lineare del tempo, bensì ciclica: a ciò lo portava la costatazione del continuo alternarsi delle stagioni, del perenne moto dei pianeti che ruotano incessantemente seguendo la loro orbita circolare (Dante ovviamente non poteva sapere che le orbite non sono circolari, ma ellittiche), che tornano e ritornano su sé stessi etc.
Il tempo dantesco è un tempo ciclico proprio perché sempre ritorna, ma con una differenziazione: ritorna per la natura, non per l'uomo. La natura ha i suoi cicli, sempre ripetitivi, attraverso l'alternarsi delle stagioni, cicli che percorre e ripercorre completamente ed eternamente. In natura tutto è ripetitivo: il sole nasce e tramonta incessantemente, i campi vengono arati, poi seminati e infine c'è la mietitura, il tutto realizzandosi con ritmi temporali regolari.
Dante, quando si riferisce all'uomo, preferisce parlare di "arco della vita": l'uomo percorre solo una parte del cerchio. Il tempo della vita viene percepito come un percorso attraverso un arco che inizia alla nascita, prosegue con un accrescimento, che è una crescita sia fisica che spirituale, e perviene ad un culmine, ad un acme, che costituisce il livello più alto e maturo dell'umana vita. Poi inizia un decremento progressivo e inesorabile, con il decadimento e la degenerazione del corpo, il cui esito naturale è la morte fisica, senza un ritorno al punto di partenza. La vita terrestre per l'uomo, dunque, non si rinnova, non c'è alcuna metempsicosi: la morte per l'uomo è la fine definitiva della sua avventura nel mondo. Per Dante naturalmente si tratta della morte del solo corpo, essendo invece l'anima dell'uomo immortale. La vita dell'uomo ha un percorso temporale, potremmo dire, di tipo parabolico.
Ma in Dante c'è la fondamentale nozione di Eternità, in cui c'è l'ipostatica perfezione di Dio. Qui però Dio non è un essere impersonale come il motore immobile di Aristotele, non è il deus sive natura di Spinoza, ma è un Dio d'amore e di giustizia verso gli uomini, per i quali è stato creato il Paradiso, cioè la beatitudine eterna per i giusti, ma anche l'Inferno, anch'esso eterno, per i reprobi. Qui l'eternità non è l'assenza di movimento, ma è vita nella beatitudine o nella sofferenza. Qui si concepisce un tempo che scorre all'infinito, e perciò eterno, infinito nelle due direzioni soltanto per Dio, perché il tempo eterno si identifica con Dio. L'uomo, terminato il percorso temporale della sua vita nel mondo, è destinato comunque a vivere una nuova vita nell'eternità, nella gioiosa visione di Dio o nelle sofferenze dell'Inferno.
Alla concezione di tempo è correlata anche la nozione che Dante ha della spazio. In realtà per Dante la nozione di spazio è alquanto astratta: egli preferisce parlare piuttosto di luoghi, intesi come differenziazioni dello spazio, con propri confini e contorni. La cosmologia di Dante, di stampo aristotelico, è basata su questa nozione di luogo. Allora lo spazio non può essere infinito. I luoghi che lo caratterizzano sono concentrici, costituiscono appunto una struttura a cerchi concentrici, una struttura che, dice Aristotele, non può andare all'infinito, altrimenti ci sarebbe un luogo all'infinito opposto di un luogo finito. Ci deve essere un luogo finale, che viene individuato nel Cielo delle Stelle Fisse, quello che poi Dante chiama Empireo.
- La concezione del tempo lineare
E' l'idea del tempo che procede in un unico senso: dal presente al futuro. Il passato è il nulla. Man mano che il presente si proietta nel futuro, esso diventa passato e perde di consistenza e significato. Gli eventi storici che riguardano l'umanità hanno perciò uno svolgimento univoco e irreversibile: non c'è possibilità di ritorno e nulla si ripete. Il passato è passato e non esiste più se non nella memoria. Le azioni dell'uomo, le sue decisioni, con il loro carico di male o di bene, sono destinate a rimanere tali per tutta l'eternità. Gli eventi sono destinati a prodursi una sola volta nell'intero corso del divenire storico e non si ripeteranno mai.
La concezione lineare del tempo la troviamo soprattutto nella filosofia cristiana e, come è logico, anche in molti autori moderni e contemporanei.
- La concezione del tempo a spirale
La concezione ciclica e quella lineare, per quanto concettualmente si escludano a vicenda, spesso convivono nelle stesse epoche e magari nello stesso autore intrecciandosi tra loro. Quando questo avviene si teorizza la concezione del tempo a spirale. Quest'ultima è l'idea del tempo che contempera e sintetizza la ciclicità e la linearità del tempo. Il tempo procede a spirare, ritornando ciclicamente su se stesso, ma senza ripetersi mai. Gli eventi sono sempre diversi, seppure simili ad eventi già accaduti. C'è sempre un progresso nella storia che segna un punto più alto per l'uomo. Il futuro non potrà mai diventare passato, ma esso, come anche il presente, dal passato scaturisce.
La spirale del tempo ci indica che si ripropongono gli stessi problemi, ma in forme e modi diversi, in quanto mutano le dimensioni in cui sono vissuti. Potremmo dire che nel tempo a spirale gli eventi seguono una unica legge cosmica, ma non sono mai identici ad eventi precedenti. Si tratta insomma di ripetizione di forma, ma non di sostanza E' come se la natura ci pungolasse a fare sempre meglio, a livelli via via superiori. Il tempo a spirale è alla base dell'Hegelismo, del Marxismo e di molte altre dottrine filosofiche dell'800 e del '900.
Infine potremmo concepire il tempo anche in senso morale, in relazione alla valutazione degli eventi. Questa potremmo definirla una visione pragmatica del tempo.
In senso morale-pragmatico il tempo si può considerare come un costante e progressivo miglioramento, specie dal punto di vista politico-sociale. L'umanità raggiungerà traguardi sempre più grandi, sia in campo scientifico che in campo sociale. Il Positivismo e le dottrine socialiste, ad esempio, sono basate su questa ottimistica visione dello scorrere del tempo.
Ma il tempo, naturalmente, lo si può considerare anche come un costante peggioramento: l'umanità che degenera e inconsapevolmente tende alla sua autodistruzione. E' questa una visione pessimistica che nella nostra epoca sembra non essere del tutto inattuale. Ovviamente anche da questa prospettiva si può intendere il tempo come un'alternanza di periodi in miglioramento e periodi in peggioramento, secondo la concezione del tempo ciclico e lineare insieme.
e) La nozione del tempo nell'Esistenzialismo
E' questo un argomento molto complesso che non si presta ad una trattazione estremamente sintetica come la presente. Perciò la questione del tempo, dal punto di vista dell'Esistenzialismo, deve essere necessariamente rinviata ad uno studio a parte, che ne possa cogliere e descrivere gli aspetti peculiari e di originalità che sono alla base di questo tipo di filosofia. Mi limiterò ad un rapido cenno per dare solo un'idea della complessità della questione.
Il Problema del tempo è talmente intrinseco al pensiero esistenzialista, che l'autore più importante di questa dottrina filosofica del'900, il tedesco Martin Heidegger, lo ha stigmatizzato nello stesso titolo della sua monumentale opera: Essere e Tempo. A questo testo avrebbe dovuto fare seguito un altro, che però non fu mai scritto, il cui titolo: Tempo ed Essere ancora una volta avrebbe richiamato l'importanza e il senso del tempo nella singola esistenza umana.
Per Heidegger la Filosofia non può che essere Ontologia o Metafisica, nel senso che essa deve consistere nella ricerca del vero senso dell'Essere. L' uomo è l'ente fondamentale nel mondo degli enti: egli, considerato non astrattamente, ma come singola esistenza hic et nunc, non è altro ch un insieme di possibilità e la sua vita un insieme di progetti. Tra le possibilità ce n'è una sola sicura e ineluttabile: la possibilità della morte. La vita è essere per la morte. La Temporalità è la categoria fondamentale della vita.
f) Il tempo nelle teorie scientifiche
Nella scienza il tempo viene concettualizzato in funzione della ricerca e ritenuto alla base delle leggi della natura. Galilei e Newton, ad esempio, concepiscono il tempo come assoluto e immutabile, che scorre sempre uguale a se stesso indipendentemente dagli eventi che si verificano. Il tempo è assoluto, nel senso che esisterebbe e continuerebbe ad esistere anche se non esistessero l'uomo e i gli eventi che costellano la sua storia. Newton comunque considera il tempo come un contenitore di eventi e di cose, mentre Leibniz vede il tempo come un apparato concettuale per descrivere le interrelazioni tra gli eventi, anticipando in qualche modo la funzione gnoseologica che Kant, come abbiamo visto, attribuisce al tempo e allo spazio.
Un altro grande progresso in ordine alla nozione di tempo è stata la formulazione della teoria della relatività di Einstein. Il tempo per Einstein non è assoluto, ma dipende fondamentalmente da due fattori:
- dalla velocità con cui un oggetto si muove ( la velocità massima nel nostro universo è quella della luce che viaggia a circa trecentomila km al secondo)
- dal riferimento spaziale che si prende in considerazione.
Secondo Einstein esiste una correlazione inscindibile tra i due concetti di spazio e di tempo per cui è più corretto parlare di spaziotempo, anzi di un continuum spazio-temporale.
Ecco alcune conseguenze della teoria della relatività che, per quanto riguarda il tempo, possono sembrare paradossali:
- man mano che ci si avvicina alla velocità della luce il tempo tende a rallentare, cioè scorre più lentamente. Alla velocità della luce il tempo si fermerebbe.
- un evento può essere simultaneo per un osservatore, ma futuro o passato per un altro.
- la luce delle stelle che vediamo in cielo proviene dal passato; potremmo casualmente vedere la luce emessa da una stella, che in effetti non esiste più da molto tempo.
La teoria della relatività genera quindi in merito al tempo dei paradossi. Uno dei più noti è il cosiddetto paradosso dei gemelli, per il quale se uno dei due gemelli rimane sulla Terra, mentre l'altro fa un viaggio ad elevata velocità, fino ad avvicinarsi progressivamente alla velocità della luce, il gemello viaggiatore, quando ritornerà sulla terra sarà invecchiato molto meno del fratello rimasto sulla terra.
Nuove frontiere si affacciano sul piano della ricerca con la recente ipotesi del superamento della velocità della luce, che sembrava essere un limite invalicabile.
Ha fatto molto scalpore l'annuncio del 23 settembre 2011 ad opera dello scienziato napoletano Antonio Ereditato, secondo cui la velocità della luce sarebbe stata superata dai neutrini inviati dal CERN di Ginevra ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso d'Italia. Considerando che la teoria della relatività, sia ristretta che generale, risale al primo ventennio dell'900 e tenuto conto che ancora oggi, a distanza di quasi un secolo dalla sua formulazione, molti suoi aspetti risultano ancora non facilmente accessibili ad una normale intelligenza, è di tutta evidenza che, se l'ipotesi di Ereditato fosse sperimentalmente confermata, si aprirebbero frontiere sconfinate, che opererebbero una vera e propria rivoluzione nella scienza. La teoria einsteiniana, che era stata rivoluzionaria rispetto al passato, costituirebbe il punto di partenza per una nuova rivoluzione scientifica di ben più vaste proporzioni. Vale la pena di notare che nel corso dei quasi cento anni che sono trascorsi dalla pubblicazione delle opere di Einstein, non la scienza, ma la fantascienza ha quasi immediatamente rifiutato il limite della velocità della luce imposta dalla teoria della relatività producendo, sulla tematica del tempo, centinaia di romanzi, alcuni dei quali anche di eccellente valore letterario. La fantascienza, insomma, come sempre avviene, essendo essa la letteratura del futuro, ha anticipato la scienza vera e propria.
Alla luce di quanto sopra è lecito chiedersi quali e quante saranno le nuove scoperte scientifiche che incessantemente vengono elaborate e quale sarà il loro impatto sulla vita dell'uomo. Nessuno potrebbe rispondere a queste domande, se non in via ipotetica e congetturale. Ma è certo che nel prossimo futuro si formuleranno e si affermeranno necessariamente nuovi modi di concepire il tempo, al momento del tutto imprevedibili.
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