Liceo Scientifico Statale " E. Amaldi "


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Saluto del Dirigente Scolastico

Archivio > Progetti e Attività a.s. 2009-2010 > Festa di fine A.S. 2009/2010 Teatro Garibaldi


"CONGEDO"



Dal prossimo 1° settembre s'interromperà il mio rapporto con la Scuola, un rapporto durato 43 anni, dei quali 7 come insegnante e 25 come preside del Liceo "Amaldi".

Uno sguardo retrospettivo all'attività del nostro Istituto e al servizio scolastico da me prestato qui e altrove, mi induce ad alcune riflessioni, che intendo proporre a Voi.

Il Liceo "Amaldi", nato come sede staccata del "Diaz"di Caserta, ha avuto nel tempo la vita tumultuosa di analoghi Istituti, segno della validità degli indirizzi didattici e dei programmi che ne costituiscono il fulcro, ma anche dello straordinario lavoro svolto da tanti, docenti e presidi, che ne hanno alimentato la vita con la passione che accompagna i veri protagonisti dell'istituzione-scuola, con la competenza tecnica, la valentia didattica e la capacità di rapportarsi correttamente e con grande sensibilità alla complessa natura dei giovani fruitori.

Dal 1985, anno nel quale ne sono diventato preside, con orgoglio e grande fiducia nel valore insostituibile della cultura, l'Istituto è passato dai 419 alunni agli attuali 1100, giungendo a sfiorare le 1300 unità nell'anno scolastico 2008/2009.
Il vertiginoso aumento numerico ha causato problemi di natura logistica che, dopo gli anni '80, hanno reso assolutamente indispensabile progettare un Istituto ex-novo,più rispondente alle esigenze di un numero così alto di alunni e di una didattica sempre più aggiornata e moderna.

L'anno 1990, finalmente, il nostro Liceo ha ottenuto la nuova sede, quella attuale, così che anche noi, come Orazio, abbiamo con viva gioia potuto esclamare:"hoc erat in votis", con piena e giustificata soddisfazione.
Ottenuta l'auspicata sede, si è lavorato alacremente per costituire una comunità vera, di persone, cioè, che lavorassero per una Scuola migliore che fosse propedeutica ad una società migliore.

I rapidi cambiamenti degli ultimi anni, avvenuti nella società italiana e, in genere, in tutto il mondo,pur non demolendo le basi della Scuola, ne hanno comunque incrinato sicurezze, tradizioni, rapporti codificati, spesso però fondati più sul principio di autorità che su profonda condivisione, tra docenti e discenti, degli obiettivi culturali ed educativi che costituiscono l'essenza della Scuola stessa.
Il compito di educare ed istruire è, così, diventato più impegnativo, però non ha impedito al docente consapevole e preparato la possibilità di proporsi con un'indiscutibile autorevolezza personale, frutto di saggezza ed equilibrio, conoscenze adeguate ed abilità tecnica, così da riuscire a coinvolgere e interessare gli studenti ad un progetto educativo del quale anch'essi sono protagonisti, non comparse.

Perché tali obiettivi si concretizzassero, occorreva generare un clima positivo, di serena laboriosità, di piena collaborazione e fiducia reciproca, di un solido legame di stima interpersonale, senza favoritismi né preclusioni incomprensibili e inaccettabili.

Un passo dell'<<Institutio oratoria>> II,2 di Quintiliano, maestro saggio e preveggente, ha costituito la stella polare che ho cercato sempre di seguire, e che voglio proporre a Voi, come strumento di riflessione nell'attività quotidiana: "… assuma, dunque, il precettore nei confronti dei discepoli l'atteggiamento di un padre e consideri ch'egli ha preso il posto dei genitori che gli hanno affidato i loro figli. Non abbia egli stesso né tolleri difetti. La sua autorità non sia triste, la sua cordialità non sia esagerata, perché dalla prima non nasca l'antipatia (del discepolo), dalla seconda non nasca la mancanza di riguardo … quanto più spesso avrà fornito consigli, tanto meno spesso dovrà ricorrere ai castighi.

Non sia affatto irascibile, ma neppure nasconda, minimizzando, i difetti che devono essere corretti; il suo insegnamento sia semplice e chiaro, resista alla fatica, sia assiduo (nel lavoro) piuttosto che smodato … (si ricordi) che un giudizio troppo severo genera fastidio per lo studio, un giudizio troppo largo provoca eccessiva sufficienza.

Nel correggere gli errori non sia aspro né offensivo: il motivo per cui molti fuggono lo studio è da ritrovarsi nell'impressione che hanno i discepoli di un richiamo che provenga da malanimo o odio ….
Insomma, a stento si può dire quanto più volentieri si imitino coloro per i quali sentiamo simpatia, non avversione…>>.

Ho ritenuto, fin dall'inizio, essenziale per svolgere il compito che la società assegna alla Scuola e al preside, lavorare per formare una vera comunità, con competenze e ruoli diversi, con esperienze culturali ed umane anch'esse diversificate, ma tutte protese verso l'unico obiettivo della promozione umana dell'alunno, della formazione di una coscienza civile corretta, del conseguimento di un sapere meditato e assimilato, così da poter scegliere la strada migliore per il suo futuro.
In tale ottica, essenziale mi è sempre apparso il coinvolgimento di protagonisti spesso, a torto, sentiti come estranei o addirittura sopportati come un peso fastidioso: le famiglie.
Il rapporto con i genitori è stato sempre improntato al massimo rispetto delle prerogative di tutti e di ognuno, così da avere in essi dei collaboratori essenziali per il processo di maturazione dei giovani, senza inutili e tardivi pietismi, dannosi per tutti, nella profonda convinzione e consapevolezza, però, che l'età adolescenziale è un percorso accidentato, difficile, con ostacoli che spesso si frappongono in maniera forte e, talvolta, anche decisiva, nella vita del giovane allievo.

La cultura e la scuola sono scatole vuote se non siamo capaci di cogliere le problematiche della vita dei giovani in formazione, le loro ansie e paure, spesso irrazionali ma non per questo meno pericolose e paralizzanti.

Il sorriso e una parola amica hanno costituito da sempre una risposta promettente a tali criticità, senza mai, però, scendere a deroghe dai principi morali, dall'equità nel giudicare, e da un comportamento civilmente corretto e irreprensibile.
La vita tra i giovani, per lodarli e premiarli quando ne esistono i presupposti, per rimproverarli nei momenti di insufficiente impegno e scarsa consapevolezza, per sollecitarli sempre ad avere fiducia in sè stessi, nella Scuola, nella vita, nel loro futuro, è fondamentale segreto pedagogico per un buon docente, per un responsabile dirigente.

Ho costantemente ricercato una linea d'intesa ad un livello non certi di compromesso verso il basso tra le varie componenti scolastiche, auspicando la fiducia reciproca, la comprensione, la tolleranza, promuovendo l'unità, mai la discordia, né alimentando contrapposizioni. Il mio giudizio, in ogni circostanza, sia di rilevanza prettamente umana sia nelle questioni squisitamente tecniche e didattiche, non è mai stato di disprezzo né di condanna definitiva e ineluttabile, perché ha sempre adombrato e proposto una via d'uscita, una possibilità di cambiamento in meglio, il raggiungimento della strada maestra per una crescita armonica degli studenti-futuri uomini o per una didattica che incidesse profondamente sulle scelte future dei giovani.
La porta della presidenza, tranne rarissimi casi particolarmente delicati, è stata sempre aperta per tutti, indistintamente e senza formalismi avvilenti.
Ho, infatti, inteso la Scuola non solo come istituzione specifica rivolta alla formazione tecnica dei giovani ma anche come modello di vita intellettuale, pedagogica, morale offerta dai docenti, in cui gli studenti potessero rispecchiarsi. I principi, prima che siano insegnati e proposti teoricamente, devono essere praticati con assoluta coerenza e dignità.

La Scuola deve proporre ai giovani un traguardo educativo alto e serio, non può essere connivente con le debolezze umane, non può, per un malinteso senso di imperdonabile egalitarismo e falso sentimento democratico usare un linguaggio ambiguo, ammiccante, poco dignitoso per tutti, docenti e alunni, trasgressivo e volgare o minaccioso e protervo.
L'esemplarità prima la si esprime personalmente e costantemente, poi, giustamente, la si pretende in colui che è affidato alla nostra professionalità e coscienza civica.

Questi sono i traguardi ai quali ho costantemente indirizzato la vita nella nostra scuola e spero vivamente di essere riuscito ad esprimere se non tutto - i limiti umani sono una componente essenziale della vita di ognuno di noi - almeno una parte significativa di quello che mi sono proposto.
A Voi, compagni passati e presenti del mio lungo cammino nella scuola italiana, il giudizio su quanto proposto e quanto effettivamente conseguito, nella speranza che l'azione svolta da voi, da tutti noi, non rimanga sterile ma abbia inciso ed incida in maniera forte e positiva sulle menti e sulle scelte di vita dei giovani, che hanno sempre costituito e costituiscono tuttora l'obiettivo primario della nostra azione.

Al liceo "Amaldi", ai genitori, agli alunni, al personale A.T.A., ai Docenti, tutti costituenti la grande famiglia del nostro istituto, l'auspicio di un futuro pari ai nostri più profondi sentimenti e ai sogni e alle attese di chi operosamente si avvia verso la pienezza della vita, come protagonista che sa, conosce e decide.

Sento l'obbligo morale a questo punto, di aggiungere qualche altra considerazione.
Il nostro liceo, talvolta, è stato oggetto di valutazioni pretestuose e malevole, discordanti dalla sua forza educativa e culturale.
Noi non presumiamo d'essere stati o d'essere i migliori: guai se pensassimo, per sciocca presunzione e vanagloria, una cosa del genere, costituendo paragoni che non ci appartengono, ma guai a noi, guai a voi se non ci impegnassimo, giorno dopo giorno, con ostinata volontà e spirito positivo, ad essere migliori e i migliori.

Questo auspicio esprimo per il futuro del nostro liceo, affidato in mani sagge e professionalmente rigorose.
Nel mio ultimo incontro pubblico con la nostra scuola, intendo esprimere il più sentito ringraziamento a tutti i colleghi passati e attuali, al personale A.T.A., ai genitori e agli alunni di ogni provenienza.
Un saluto particolare e un ringraziamento sentito sono dovuti al D.S.G.A., signor Vatiero Donato, senza la cui collaborazione rispettosa e responsabile il nostro liceo non avrebbe potuto raggiungere i traguardi conseguiti finora. Egli è stato sempre vicino al preside, ne ha interpretato fedelmente gli orientamenti e gli indirizzi, trasferendoli nella programmazione finanziaria anno per anno.
Ricordo, ancora (e questo, a mio giudizio non è una considerazione di scarso valore), che ben sei docenti di questo liceo, a iniziare dal sottoscritto, hanno intrapreso la via della dirigenza in istituti superiori, in Campania e nel resto d'Italia,. Essi sono: Nicola Mastroianni, Prisco di Caprio, Pietro Munno,Luigi Sanvitale e Giovanni Schiavone, tutti presidi responsabili ed impegnati che hanno trasferito nei loro nuovi incarichi lo spirito del liceo "Amaldi".

Un pensiero particolare intendo rivolgere al preside Munno Pietro per la sua attuale condizione di salute e al preside Luigi Sanvitale, da poco scomparso.

Noi ci sentiamo vicini, personalmente e come istituto, a chi ha lavorato con onore e amore nella scuola, dimostrando sempre doti di equilibrio, umanità, estremo rigore morale, includendo in tale considerazione altre figure prestigiose, come il prof. Claudio Giudicianni, da tempo scomparso, ma uomo che ha costituito per tutti un esempio di correttezza, capacità e competenza non comuni, da gentiluomo qual era.



Nicola Di Tella










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